«Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. (…) Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l’altro».
Queste le parole d'esordio del discorso pronunciato da Charlie Chaplin nel film “Il grande dittatore” da lui scritto, prodotto, diretto e interpretato. Uscito negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, il lungometraggio fu subito censurato in quasi tutta Europa fino al 1945, quando la guerra finì.
«In questo mondo c'è posto per tutti - continua il protagonista con parole attualissime - La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica. Ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio. (…) 
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici. (…) Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza. (…)
A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano».
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Stavolta ti alzi e vai in cucina per accendere un cero rosso che ti hanno regalato a Natale e che dovrebbe durare tre giorni.