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Il blog felice
Der Blog vom Glück
The happy blog

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Loro sono lì, nel ventre rigonfio di nuova vita. Sono due e chiacchierano.

Un feto chiede all'altro: «Tu credi nella vita dopo il parto?»

Risposta: «Deve pur esserci qualcosa dopo la nascita; probabilmente siamo qui a prepararci per quello che ci sarà dopo».

«Stupidaggini - ribatte il primo - Non c'è vita dopo la nascita. Che tipo di vita sarebbe?»

Il secondo: «Non so, ma ci sarà più luce di dove siamo ora. Forse cammineremo con le nostre gambe e mangeremo con la bocca. Probabilmente avremo altre sensazioni che adesso non possiamo capire».

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È una ragazza olandese di ventisette anni, Etty, è laureata in legge e ha la stessa inquietudine che abbiamo io e te quando tutto va apparentemente bene, ma dentro non ci sentiamo mai sazi.

«Voglio qualcosa e non so che cosa - scrive Etty - Sento una grandissima irrequietezza e ansia di ricerca, tutto è in tensione nella mia testa. Sono come prigioniera di un gomitolo aggrovigliato.

A volte mi sento proprio come una pattumiera; sono così torbida, piena di vanità, irrisolutezza, senso di inferiorità. Ma in me c’è anche onestà e un desiderio appassionato, quasi elementare, di chiarezza e di armonia tra esterno e interno».

Etty è come noi, un garbuglio inquieto di sentimenti, fino all’incontro con Julius Spier, un allievo di Jung che le dischiude il tesoro della spiritualità e della fede. Il gomitolo si dipana.

Etty ha ventotto anni. È il 1942. I nazisti occupano l’Olanda. Lei, ebrea, è in pericolo. Gli amici le offrono nascondigli e vie di fuga, ma Etty reagisce in modo assurdo facendosi assistente volontaria a Westerbork, il campo di transito dal quale partono i treni per Auschwitz. 

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Il giorno concordato è arrivato. Passi lenti escono dai portoni, il silenzio è rotto solo dal lieve scricchiolio del gelo che ricopre le vie di Presegno (Lavenone), un pugno di case strette in un abbraccio senza tempo a quasi mille metri di altitudine, dove tradizione e rispetto per madre natura si fondono custoditi da un microcosmo di quattordici anime le cui esistenze si intrecciano fra balconcini di legno e case di pietra.

La piccola frazione, che si raggiunge fiancheggiando lungo una strada tortuosamente incantata il torrente Abbioccolo adorno di ponti romani e di una scultura a goccia sospesa sulla cascata, stamane si è svegliata avvolta da un manto di brina che ha dipinto il paesaggio con spruzzi cristallini di preziose trasparenze.

Gli abitanti si stropicciano gli occhi e subito alimentano la stufa per far gorgogliare il primo caffè di quel mattino che li vedrà addobbare il loro angolo di mondo in vista delle festività natalizie.

Non useranno plastica né altri elementi sintetici, ma materiali raccolti settimane prima nei prati e nei boschi. Tutto è pronto: abeti trovati già abbattuti, rami di pino, bastoncini di legno, cortecce, radici, bacche rosse di rosa canina e agrifoglio, edera, pigne.

Nove di mattino. Il bar trattoria della piazzetta si riempie, fra saluti e cappuccini bollenti, di un allegro chiacchiericcio.

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Posted by on in NUOVI ORIZZONTI

Fin da ragazzo Alessio trovava nel silenzio della vecchia libreria di casa un mondo tutto suo. Ogni giorno, tra scaffali straripanti di volumi polverosi e copertine ingiallite, si perdeva tra storie di eroi e viaggi lontani mentre il tempo si dissolveva nel piacere di avventure sempre nuove.

Per lui la passione per la lettura non era solo un’abitudine, ma un vero e proprio tuffo nel “non tempo”: un istante in cui l’orologio si fermava e il mondo esterno scompariva. Una sera, leggendo una poesia, l’orizzonte si riempì di immagini vivide e Alessio percepì il battito del cuore sincronizzarsi con le parole scritte.

Gli anni passarono. Alessio continuò a divorare libri. Non solo, purtroppo. L’anno scorso si intrufolò per rubare in un appartamento romano a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. Giunto in camera da letto venne attratto dalla copertina di un libro di Giovanni Nucci: «Gli dei alle sei. L'Iliade all'ora dell’aperitivo». 

Folgorato dal volume Alessio, sedutosi sul letto, iniziò a leggere. «Solo un po’» si sarà detto ma, lo sappiamo, il po’ di quando si è infiammati dalla passione può durare un bel po’, di certo abbastanza per essere sorpreso dal padrone di casa e arrestato dalle forze dell’ordine mentre tentava di darsela a gambe.

Spiritosa la recensione del libro che lo stesso Alessio pubblicò tre giorni dopo il furto su di un sito che commercializza il volume. Titolo: «Libro fantastico ma c'è un ma… Libro clamoroso, rapisce l'attenzione per la sua scorrevolezza e la sua ricchezza di storie dei tempi greci che furono. Peccato che mi abbiano poi arrestato in flagranza di reato mentre svaligiavo un appartamento, ma il libro merita davvero».

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Esiste un angolo d’Italia dove si sfiora un’immensità che le parole non possono contenere, un luogo, Monte Colombo, che agli inizi degli anni ’80 era solo una landa desolata in quel di Rimini e che oggi vede risplendere un lago a forma di cuore con ristorante e veliero, un teatro, una cappella, una casa di produzione musicale, un’accademia di danza convenzionata con la Royal Academy di Londra, un museo, un edificio per bambini in difficoltà e uno per anziani, un albergo, un agriturismo e alcuni residence dove, chi non può permettersi di pagare l’alloggio, può soggiornare a offerta libera.

Tutto questo è arrivato con donazioni e volontariato al fondatore, Leo Amici, un uomo che aveva un sogno: costruire un piccolo paese dedicato all’arte e alla bellezza, un borgo intriso di pace, amore e fratellanza che aiutasse i giovani a realizzarsi e che devolvesse tutti gli utili in opere umanitarie in Italia e nel mondo.

«Era il 1988. Avevo 27 anni. Mi chiedevo che senso avesse la vita - ricorda Cinzia - Arrivo al chiosco vicino al lago e trovo tanti ragazzi gentili. Gli occhi. Sono stati i loro occhi luminosi a smuovermi dentro. Ero fra sconosciuti, ma non mi ero mai sentita così accettata, amata, rispettata, custodita.

Quel giorno ho cominciato ad assorbire amore, amore che nel tempo ho sentito la necessità di restituire. 

Nel pomeriggio è arrivata una donna, Maria Di Gregorio. Non sapevo chi fosse. Lei si è avvicinata per darmi il benvenuto. Non dimenticherò mai quel momento.

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