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Il blog felice
Der Blog vom Glück
The happy blog

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Posted by on in NUOVI ORIZZONTI

Fin da ragazzo Alessio trovava nel silenzio della vecchia libreria di casa un mondo tutto suo. Ogni giorno, tra scaffali straripanti di volumi polverosi e copertine ingiallite, si perdeva tra storie di eroi e viaggi lontani mentre il tempo si dissolveva nel piacere di avventure sempre nuove.

Per lui la passione per la lettura non era solo un’abitudine, ma un vero e proprio tuffo nel “non tempo”: un istante in cui l’orologio si fermava e il mondo esterno scompariva. Una sera, leggendo una poesia, l’orizzonte si riempì di immagini vivide e Alessio percepì il battito del cuore sincronizzarsi con le parole scritte.

Gli anni passarono. Alessio continuò a divorare libri. Non solo, purtroppo. L’anno scorso si intrufolò per rubare in un appartamento romano a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. Giunto in camera da letto venne attratto dalla copertina di un libro di Giovanni Nucci: «Gli dei alle sei. L'Iliade all'ora dell’aperitivo». 

Folgorato dal volume Alessio, sedutosi sul letto, iniziò a leggere. «Solo un po’» si sarà detto ma, lo sappiamo, il po’ di quando si è infiammati dalla passione può durare un bel po’, di certo abbastanza per essere sorpreso dal padrone di casa e arrestato dalle forze dell’ordine mentre tentava di darsela a gambe.

Spiritosa la recensione del libro che lo stesso Alessio pubblicò tre giorni dopo il furto su di un sito che commercializza il volume. Titolo: «Libro fantastico ma c'è un ma… Libro clamoroso, rapisce l'attenzione per la sua scorrevolezza e la sua ricchezza di storie dei tempi greci che furono. Peccato che mi abbiano poi arrestato in flagranza di reato mentre svaligiavo un appartamento, ma il libro merita davvero».

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Esiste un angolo d’Italia dove si sfiora un’immensità che le parole non possono contenere, un luogo, Monte Colombo, che agli inizi degli anni ’80 era solo una landa desolata in quel di Rimini e che oggi vede risplendere un lago a forma di cuore con ristorante e veliero, un teatro, una cappella, una casa di produzione musicale, un’accademia di danza convenzionata con la Royal Academy di Londra, un museo, un edificio per bambini in difficoltà e uno per anziani, un albergo, un agriturismo e alcuni residence dove, chi non può permettersi di pagare l’alloggio, può soggiornare a offerta libera.

Tutto questo è arrivato con donazioni e volontariato al fondatore, Leo Amici, un uomo che aveva un sogno: costruire un piccolo paese dedicato all’arte e alla bellezza, un borgo intriso di pace, amore e fratellanza che aiutasse i giovani a realizzarsi e che devolvesse tutti gli utili in opere umanitarie in Italia e nel mondo.

«Era il 1988. Avevo 27 anni. Mi chiedevo che senso avesse la vita - ricorda Cinzia - Arrivo al chiosco vicino al lago e trovo tanti ragazzi gentili. Gli occhi. Sono stati i loro occhi luminosi a smuovermi dentro. Ero fra sconosciuti, ma non mi ero mai sentita così accettata, amata, rispettata, custodita.

Quel giorno ho cominciato ad assorbire amore, amore che nel tempo ho sentito la necessità di restituire. 

Nel pomeriggio è arrivata una donna, Maria Di Gregorio. Non sapevo chi fosse. Lei si è avvicinata per darmi il benvenuto. Non dimenticherò mai quel momento.

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A chi è esausto e non ce la fa più ricordo che anche Ada Blackjack era arrivata allo stremo delle forze. Aveva una fame tremenda ed era sola, su di un’isola sperduta, nel Mare della Siberia.

Per questo imbracciò per la prima volta un fucile e uccise una foca. Aveva 25 anni, Ada, ma riuscì a sezionare l’animale attirando l’attenzione di un’orsa e del suo cucciolo. Terrore. Altro sparo. Fuga dei due.

Questa situazione estrema, scritta nel diario della giovane inuit, unica sopravvissuta di una spedizione sull’isola di Wrangel, è una delle tante che Ada affrontò nei sette mesi di permanenza (dei quali due da sola) fra temperature artiche, venti taglienti, oceano ghiacciato e nebbie fittissime.

Perché era lì?

Originaria dell’Alaska, Ada si sposò a 16 anni con Jack e dei tre figli nati da quell’unione infelice, solo uno sopravvisse: Bennet. Correva l’anno1921 quando il marito la abbandonò.

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Posted by on in NUOVI ORIZZONTI

Questa è la storia di Angela che, nel tentativo di fuggire dal dolore, si inabissa in una tenebra senza fine. Una vita, la sua, fatta del profondo oscillare di un pendolo dalla traccia invisibile.

Traccia numero 1: l’infanzia, dall’orfanatrofio all’adozione.

Due: l’adolescenza, dal troppo amore alla ribellione.

Tre: il lavoro, da lavapiatti a ottima cuoca.

Quattro: le relazioni, dall’uso degli uomini all’incontro con l’amore autentico di Luca.

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Si chiama Siluana e abita in Romania in un paesino di montagna vicino alle vecchie miniere e ai monaci eremiti. La sua giornata inizia occupandosi della neonata di 2 mesi, poi del padre paralizzato, infine degli altri quattro figli.

Suo marito passa la vita al bar; è un bravo muratore ma, quando lavora, quel che guadagna «se lo beve tutto» racconta Siluana che, figlia di genitori alcolizzati, si è scelta quell’uomo sempre ubriaco «perché aveva un cuore buono» dice.

A casa è tutto sulle spalle di Siluana ed è tipico vederla, insieme ai figli, pitturare una ringhiera o spaccare legna. Sembrerebbe una vita grama, la sua, se non fosse che lei è gioiosa. Di più. Radiosa.

«In ogni cosa vedo qualcosa di più grande» afferma. Per questo non si lamenta mai e ha sempre la battuta pronta. I figli hanno la sua stessa serenità mentre assolvono le varie responsabilità quotidiane. 

«Sto dando loro quel che non ho avuto io. Siamo una bella squadra - esclama ridendo - e perché abbiano riferimenti maschili sani, li porto spesso dai monaci eremiti».

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