Domenica scorsa, mentre su Canale 5 scorrevano le immagini del film dedicato a Carlo Acutis, ho sentito più volte le lacrime affacciarsi agli occhi, come ospiti discreti che bussano alla soglia dell’anima quando qualcosa la sfiora davvero.
Non era tristezza, la mia. Era immensità.
Era lo stupore di vedere un bambino abitato dall’assenza di giudizio e dall’Amore puro che, invece di scagliarsi contro il colpevole di un’ingiustizia, abbraccia sia il ferito sia chi ha inflitto il colpo.
Di Carlo parlo al presente perché, zainetto in spalla, mi sembra di vederlo ancora calpestare le vie cittadine muovendosi con la leggerezza dei puri, scorgendo l'invisibile tra le pieghe del quotidiano e profumando ogni gesto di primavera;
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