Lui si chiama Greg, ha quarant’anni e le sue mani conoscono solo il ferro e il sale degli oceani che solca sulle navi cargo.
Lavora sette giorni su sette, inghiottito dal battito dei motori, e si riposa in cuccetta «solo per rimettersi al più presto al lavoro», scrive Eric-Emmanuel Schmitt nell’indimenticabile racconto che titola “Il ritorno”.
Greg è una bestia da soma. Non pensa. Non sente. Finché un giorno, il telegrafo della nave sputa parole che sanno di cenere: sua figlia è morta.
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