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Il blog felice
Der Blog vom Glück
The happy blog

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NUOVI ORIZZONTI

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. (…) Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l’altro».

Queste le parole d'esordio del discorso pronunciato da Charlie Chaplin nel film “Il grande dittatore” da lui scritto, prodotto, diretto e interpretato. Uscito negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, il lungometraggio fu subito censurato in quasi tutta Europa fino al 1945, quando la guerra finì.

«In questo mondo c'è posto per tutti - continua il protagonista con parole attualissime - La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica. Ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio. (…) 

Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici. (…) Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza. (…)

A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano». 

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Paolo la tradiva. Continuamente. Sara viveva sulle montagne russe di un rapporto che le regalava sublimi altezze e profondissimi abissi. Ogni loro incontro conteneva già una promessa di dolore. Lei non riusciva a lasciarlo. A lui non era dato di comportarsi diversamente.

Nonostante entrambi avessero paura di abbandonarsi fiduciosi nelle braccia dell’amore, entrambi chiamavano quell’altalena ‘amore’.

«La settimana scorsa - racconta Sara - ho riflettuto sul tradimento di Giuda. Pensavo impossibile che un’amicizia come quella fra Giuda e Gesù potesse finire in quel modo, ma quando ho compreso che Giuda non ha consegnato Gesù per denaro, mi si è aperto un mondo. Il mio mondo».

Lunghi capelli castani incorniciano un viso arricchito da occhi color del buio, occhi profondi che riflettono il barlume di chi inizia a vedere la luce. 

Prosegue: «Giuda amava moltissimo il Maestro, lo aveva visto guarire tante persone, persino risuscitare i morti e pensava che, messo nella condizione obbligata di doversi difendere, Gesù avrebbe sbaragliato gli avversari con gli effetti speciali di cui era capace.

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Mi sono fatta ombra per anni. Senza saperlo. Camminando non ci facevo più nemmeno caso a quella forma scura che continuava a seguirmi, non certo per perseguitarmi, ma perché era, ed è, una mia creazione.

Oggi per la prima volta l’ho esaminata. Non la mia. È sempre così difficile vedere se stessi!

Ho osservato l’ombra del mio cane. Lui camminava davanti a me. A sinistra c’era il sole, in mezzo il lupo e alla sua destra una sagoma nera con coda e orecchie ben più grandi delle sue.

Ho chiesto all’ombra: «Esisti sempre?» Risposta: «No. Quando il sole è perpendicolare sulla tua testa, nel centro del giorno, nel centro di te, io non ci sono». 

È stato in quel momento che ho compreso che quando siamo verticalmente attraversati dalla luce, siamo nella Coscienza e lì, dove la beatitudine zampilla, non può esistere alcuna oscurità.

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Succede a tutti, prima o poi, di perdere un’amica e a volte non per via di un litigio o di un’incomprensione che calano grevi sulla relazione, ma per una scelta ineluttabile del destino.

Quando accade resta la bellezza del dono ricevuto e un’infinità di ricordi che mi rotolano addosso insieme a quella frase del fisico Tonelli che mi scrivesti:

“Lo stato di vuoto non è il nulla. Anzi può essere visto come un qualcosa che contiene già il tutto, un po’ come il silenzio non è, banalmente, assenza di suono, ma muto contenitore di tutti i suoni possibili, vibrazione di tutte le frequenze perfettamente accoppiate in opposizione di fase”.

Trovavi straordinaria l’espressione “muto contenitore di tutti i suoni possibili” e mi dicesti che il silenzio ci avrebbe fatto meno paura se fossimo state in grado di immaginarlo in questo modo. Avevi ragione. 

E poi c’è quella storia meravigliosa che mi raccontasti sull’amicizia di Damone e Finzia. Me lo ricordo quel giorno, era il 18 dicembre, mi dicesti che questo mito mi sarebbe piaciuto perché parlava di noi.

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Gioia è appena entrata in casa grondante lacrime. Ludovica ha un “te l’avevo detto” che le solletica a fior di labbra, ma si trattiene. La ragazza prende a pugni il divano imprecando: «Me l’ha fatta ancora, maledetto! Avevi ragione tu, mamma, le persone indegne non vanno frequentate. Giuro che d’ora in avanti ti ascolterò». 

La donna riflette su quella frase a lungo ripetuta fra le pareti domestiche poi, con tono pacato, si rivolge alla figlia con parole diverse dal solito: «E se mi fossi sbagliata?»

Gioia alza la testa di scatto, ha il viso rigato di trucco e lo stupore addosso. Ludovica continua: «Ripercorrendo la mia storia, mi sono accorta di quante volte io abbia ricevuto poderosi insegnamenti proprio per tramite di persone che si sono comportate male».

L’espressione della giovane è incredula: «Vuoi dirmi che devo continuare ad andare a caccia di carogne?»

Ludovica prende posto sul divano a fianco della figlia. Il suo sguardo diretto e fiero sembra abitato da una sicurezza antica: «Ci sono due modi per crescere, tesoro: comprendere o sperimentare.

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