Già lo sento, mi arriva di fronte, ma è come se la sua voce mi entrasse dalla nuca. È il Sig. An (Anno Nuovo) che parla. «E adesso? - chiede - Nata sei nata e pochi giorni fa, a Natale, rinata. Quanto tempo vuoi ancora sprecare?»
«Sprecare? Cosa intendi?» chiedo.
«Tu che dici?» Il tono perentorio di An mi riverbera dentro come un fastidio che mi segnala qualcosa che ho accantonato, un nodo da sciogliere. An mi fissa serio.
Non è il caso di imboccare la via di fuga delle battute, l’ho già fatto l’anno scorso e non l’ha presa bene.
Chiudo gli occhi e affondo in me. Sfoglio la sceneggiatura della mia storia e lascio che i dispiaceri affiorino. Compaiono volti maschili e femminili, ferite che ancora sanguinano e, in centro al petto, un groviglio non ancora dipanato.


















