Nel bar di periferia, un uomo sta urlando contro il barista per un goccio di soia messo nel caffè al posto del latte. «Maleducato!», «Aggressivo!», sentenzia qualcuno.
Guardo l’accusato. In lui non vedo solo rabbia: un tremore sottile agita le sue mani, il respiro è corto e il volto oppresso da un peso invisibile.
Mi chiedo: quante volte etichettiamo gli altri come se ogni singolo atteggiamento contenesse l’intera storia di chi lo manifesta? Eppure non siamo fotografie istantanee, ma il risultato di un viaggio che ci ha portati fin qui, racconta Nicola Pisani al microfono dell’Associazione Culturale Hayuta.
Riflettendo sul nostro essere geologia in movimento, Nicola ci paragona a vulcani all’interno dei quali convivono energie che, invece di essere espresse, abbiamo stipato nelle fibre del cuore oltre che nelle segrete del corpo.
Questi moti «contengono emozioni trattenute, parole mai dette, sogni, desideri, paure e, proprio come accade nelle profondità della Terra, ciò che rimane compresso, continuando a generare pressione, prima o poi emergerà, travolgendo tutto.















