C’è qualcosa di straordinario in Sonia. C’è forza. Presenza. La bara di Claudio, suo marito, è al centro del soggiorno, con l’album di nozze appoggiato sul feretro chiuso.
La casa è piena di gente, in un viavai continuo che dura da sette giorni: c’è chi porta cibo, chi parole, chi semplicemente sceglie di restare.
Una settimana fa Claudio stava bene, prima di inforcare la moto e dirigersi all’appuntamento con il destino che lo aspettava di lì a due minuti. L’impatto è stato inevitabile. E fatale.
«La morte fa parte della vita, è da mettere in conto - dice Sonia con voce pacata - Con Claudio ne parlavamo. Sapevamo che prima o poi sarebbe arrivata, ma non ci pensavamo troppo.
Ci godevamo la reciproca compagnia. Ci bastava stare insieme per dare un senso a un film sul divano, a una poesia, a una passeggiata. I tanti ricordi felici sono il mio tesoro: il Cammino di Santiago, gli audiolibri che amavamo condividere, le gite in montagna, le cene con gli amici, i tanti anni di lavoro fianco a fianco.

















