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Il blog felice
Der Blog vom Glück
The happy blog

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PAROLE BELLE

Sono pesi nascosti, presenze silenti le morti interiori che gravano sul nostro cuore. Spesso preferiamo ignorarle coprendole di pensieri arruffati, schermi da fissare o emozioni qualsiasi.

Pur di riuscire a stare a galla tra i flutti del destino, vanno bene tutte, le fughe, anche quelle grevi che scaturiscono dalla rabbia e quelle leggere degli appagamenti momentanei.

Ma lentamente, in questo continuo anestetizzarci, i drammi che il nostro inconscio custodisce continuano a percuoterci come onde che si insinuano violente tra le pieghe di un sorriso.

Questi pezzi rotti di noi che la nostra mente pesca nel silenzio di una notte insonne provengono da persona perdute, aspettative tradite, relazioni ustionanti, sogni infranti, lutti indelebili e mentre la bellezza del cielo e della terra ci cinge nel suo abbraccio d’amore sconfinato, noi procediamo sempre più affaticati dalla valigia pesante che continuiamo a trascinarci dietro perché separarcene sembra impossibile.

E allora avanti, giorno dopo giorno, sperando nella cura del tempo che non sempre, tuttavia, è efficace. Alcune lacerazioni esigono più di una semplice attesa: richiedono ascolto, osservazione, delicata accoglienza e, talvolta, il coraggio di lasciarle andare.

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mini racconti intrisi di bellezza

È ARRIVATO
IL LIBRO AGGIORNATO
DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI
SUL GIORNALE DI BRESCIA
DAL 2020 al 2025

 

Innaffio il mondo con spruzzi di gioia
che raccontano la quotidianità della vita osservata attraverso le lenti dell’incanto che ognuno di noi può indossare volontariamente in attesa del giorno in cui non ci saranno più occhiali da mettere e da togliere, ma solo verità e bellezza. 
Ovunque. 
Per tutti.

È successo il 31 ottobre 2020; quel giorno “La lezione dell’anitra” ha dato il via a una serie di articoli settimanali sul Giornale di Brescia racchiusi nella cornice della rubrica La Bellezza Nel Quotidiano per provare, con le parole, a sostenere i cuori appesantiti dalla sofferenza di un periodo difficile.

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Non so voi ma io, i regali, non li sopporto più. Intendiamoci, apprezzo l’intento di chi, per gratitudine o per celebrare una data speciale, si presenta con un pacchetto colorato, ma la domanda è: dov’è finita la spontaneità? Quella di quando, in un giorno qualsiasi, vedi qualcosa, pensi a qualcuno, prendi e consegni?

A proposito degli omaggi natalizi mi viene in mente Nick Biussy che paragona la spontaneità dei regali alle risate del pubblico quando compare il cartello «ridere». Ammettiamolo, spesso è così.

Per averne la conferma o la smentita, poniamoci qualche domanda prima di acquistare qualcosa: lo sto facendo perché ho una lista di persone che mi tocca accontentare perché se lo aspettano o non starebbe bene arrivare a mani vuote, o perché il mio cuore pregno d’amore cerca un modo per esprimersi indipendentemente dalle ricorrenze?

Personalmente adoro i cadeau che spuntano come funghi senza motivo apparente in un banale martedì e che si consumano e condividono magari con chi ce li offre:

una pietanza, una candela, un abbraccio, una chiacchierata, una serata a teatro, una passeggiata, una gita o un libro che ci fa viaggiare, emozionare, porci domande, trovare risposte;

i libri, fra l’altro, possono anche essere di seconda mano perché ciò che li rende unici non è il loro involucro ma il contenuto, proprio come ciò che rende esclusivi i nostri pacchetti non è il valore del pensiero incartato, ma l’intento del nostro cuore che quel presente ha generato.

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“Nei nostri momenti più bui non abbiamo bisogno di soluzioni o consigli. Ciò che desideriamo è semplicemente una connessione umana, una presenza tranquilla, un tocco delicato. Questi piccoli gesti sono le ancore che ci tengono fermi quando la vita esagera (Hemingway)”

«quindi vi prego, amici, non irrompete nella mia vita con la vostra voglia di tirarmi su. Non è di questo che ho bisogno. La bomba del dolore mi è scoppiata dentro distruggendo ossa e sogni. Sono tutto rotto. Non voglio essere aggiustato. Non voglio sentirvi dire che il tempo mi aiuterà perché l’esplosivo ha distrutto anche quello.

Prima sì esistevano i minuti, quelli che con lei riempivamo a volte con un sorriso, spesso litigando, ma che erano i nostri minuti, quelli che non ho più. Quindi, amici, vi prego, lasciatemi solo con lei.

Ricordi, cara, le nostre discussioni? 

Mi mancano anche quelle insieme ai tanti dettagli che sembravano insignificanti, come il profumo del tuo beverone a base di caffè di cicoria e latte di mandorla, io che cercavo di convertirti al caffè vero e tu?

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«Ogni storia si compone di tante tracce, infiniti fili che seguono sviluppi più o meno prevedibili. Dall’intreccio di questi fili può nascere un miscuglio informe e disordinato oppure un disegno dove ogni singolo elemento è al posto giusto (…)

A volte bisogna aspettare che tutti i fili si siano intrecciati per sciogliere i nodi e scoprire che quel percorso, per quanto accidentato, è perfetto così» scrive Federica Censi in “Quattro nodi da districare”.

Il problema è che quando tutti i fili si sono intrecciati, il garbuglio è talmente intricato da essere difficilmente scioglibile, il che ci porta spesso a delegare gli eventi della vita a scegliere per noi uno spostamento di focus che ci distragga o faccia uscire di scena.

In ogni caso l’appuntamento per affrancarci dall’auto-omertà nella quale ci siamo rintanati per mantenere, anche se stagnante, il nostro status quo, arriva. 

Per Luca, protagonista del libro della Censi, quel momento si concretizza per mano di una bimba: «Sapevo che prima o poi Sofia avrebbe chiesto di sapere la verità (…) quella verità con cui ancora non ero riuscito a fare pace.

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