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Il blog felice
Der Blog vom Glück
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DIFFONDERE IL BENE

 

Ore 21. Il ragazzo è alto poco meno di due metri ed è affamato. A bordo di un treno, Pietro sta sfrecciando verso casa con lo stomaco in subbuglio e il portafoglio vuoto.

Sulla carta di credito lui i soldi li ha ma scopre, dopo avere ordinato mezzo bufalo (che ci vuole tutto per sfamare un ragazzo di ventidue anni), che su quel treno si può pagare solo in contanti. D

elusione a mille e, più che scoramento, fame. In compenso i suoi vicini stanno ordinando l’altra metà del bufalo. 

Strategia numero uno. Pietro chiama sua madre: «Ho strafame - esclama - ma non accettano la carta».

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La storia di Carolina, ambientata ad Abano Terme, va raccontata perché l’invisibile che si fa visibile è un dono per tutti.

Premessa numero 1: Carolina è una professionista molto quotata che dedica una generosa porzione del proprio tempo, ad aiutare gratuitamente le famiglie afflitte da disagi psicologici.

Premessa numero 2: Durante il soggiorno terapeutico ad Abano, Carolina ogni mattina ringraziava anticipatamente la vita, per gli incontri e gli accadimenti che le avrebbero mostrato il suo essere una cosa sola con luniverso.

Premessa numero 3: come si suol dire in ambito contrattuale, ‘le premesse sono parte integrante del presente’ racconto.

È domenica. Carolina deve lasciare le Terme per tornare a casa dove la aspetta lincontro con un bambino al quale lei sta per risolvere un grave problema.

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Quando Tea mi ha chiamato per darmi una bella notizia, che poi era una brutta notizia, diciamo per darmi una notizia, mi è balzata in mente la storiella zen del vecchio saggio che stava seduto all’ombra di una palma, in un’oasi poco lontano dalle porte di una città del Medio Oriente.

In questo luogo l’uomo aveva modo di incontrare mercanti e viaggiatori che si fermavano per abbeverare i cammelli. A volte qualcuno gli chiedeva informazioni.

Un mattino un giovane gli rivolse la parola dicendo: «È la prima volta che vengo da queste parti. Sai dirmi come sono gli abitanti della città?”. Il vecchio gli domandò: «Come erano quelli della città dalla quale provieni?». «Cattivi ed egoisti - affermò perentorio il giovane - per questo me ne sono andato».

«Così sono anche gli abitanti di questo posto» affermò l’anziano.

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Siamo a Berceto, un piccolo borgo immerso nell’Appennino parmense, è il 24 dicembre del 2019 quando il primo cittadino, Luigi Lucchi, emana questa straordinaria «Ordinanza N. 83 per il Santo Natale:

Richiamato l’articolo 3 dello Statuto Comunale che riporta tra le finalità del Comune anche quella di (…) favorire il pieno sviluppo della persona umana ed il soddisfacimento dei bisogni collettivi;

considerato che spesso nei rapporti sociali si creano tensioni e litigi inutili dettati da individualismo ed egoismo e che tutto ciò danneggia la piccola comunità del Comune di Berceto;

vista la volontà del Sindaco di riempire di gioia il cuore di tutti i suoi concittadini in occasione del Santo Natale;

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Inviato da il in DIFFONDERE IL BENE

Il business plan si chiamava “Scommetti su di me” e l’aveva creato Marco, un ragazzino di 13 anni, per proporre ai suoi compaesani un piano che dimostrasse, numeri alla mano, quanto avrebbe reso loro investire sulla sua formazione.

Il tredicenne di umili origini non voleva, infatti, fermarsi alla scuola dell’obbligo (che nel 1962 prevedeva la terza media), ma proseguire gli studi fino all’università trasferendosi a 80 km di distanza in un rinomato collegio.

Dopo tutto che Marco fosse bravissimo a scuola lo sapevano anche i muri grazie a sua madre che, dalla bottega del paese, tra salami nostrani e bottiglie di latte, pontificava a raffica i successi scolastici del figlio.

 «Come sai che farai i soldi?» chiese a Marco il fruttivendolo al quale il ragazzino aveva appena illustrato il piano. «A scuola sono il migliore, ho letto quasi tutti i libri della biblioteca e parlo bene l’inglese e il latino» rispose sicuro Marco.

«Non perdere tempo - commentò la moglie del negoziante mettendo in mano al consorte una cassetta di mele - che a parlantina, quello, non lo batte nessuno».

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