Bianca Brotto

Diffondiamo Bellezza

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IL DOLORE INVISIBILE DELL'ALTRUISTA

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Ha le foglie chine, spossate dall’estate focosa, la pianta di basilico. Mi precipito con l’annaffiatoio e la bagno, annegandola, quasi fosse un incendio da domare. E se fosse la «sindrome del pompiere» a scatenare in me l’urgenza di estinguere le fiamme, anche dove c’è solo una candelina di compleanno?

Mi chiedo: quante volte ci muoviamo nel mondo con riserve d’acqua pronte a dissetare le aridità altrui o con bastoni per sostenere gli arbusti più fragili? Lo chiamiamo altruismo, dedizione;

e se dietro questa spinta a riparare il mondo si celasse un programma inconscio che ci sussurra: «Se salvo gli altri avrò valore. Se sono utile sarò amato. Se smetto di aiutare perderò l’amore»?

Chi indossa questa armatura di cristallo si riconosce subito. È l’amico al quale rivolgersi per qualsiasi necessità, colui che dice sempre «sì» con il sorriso, mentre dentro sta perdendo pezzi di sé.

Il meccanismo profondo che guida le sue scelte, infatti, contiene la ferita nascosta, inferta dalle equazioni assorbite nell’infanzia, magari osservando le fatiche di una madre o la fragilità di un padre:

«Amore uguale occuparsi degli altri. Valore uguale sacrificio. Sicurezza uguale controllo emotivo».

Ecco allora che, programmati a suon di «più aiuto, più valgo», ci si trasforma in ancore deputate al soccorso dell’umanità.

Sul fronte personale ci si innamorerà di partner emotivamente assenti o feriti, anime interrotte che, a colpi di bocconi amari e infinita pazienza, cercheremo invano di trasformare da ranocchi imbronciati in principi azzurri.

Ma la verità ci osserva più nuda e lucida: in quegli occhi spenti, in realtà, non stiamo cercando di guarire l’altro, ma di lenire, in lui o in lei, il dolore che non abbiamo mai risolto nel profondo di noi stessi.

Accudire gli altri è un travestimento quasi perfetto per evitare di ascoltare quella sofferenza che ci abita data dalle carenze affettive e dalla sensazione di non valere abbastanza.

Il giorno in cui ci accorgiamo che soccorrere il prossimo è la nostra prigione dorata, che non siamo nati per essere umiliati e che il vero amore non chiede il sacrificio della propria identità, finalmente comprendiamo:

primo, che non possiamo né dobbiamo salvare chi non vuole essere salvato;

secondo, che ognuno deve compiere il proprio viaggio. A partire da noi.

A quel punto, posato l’annaffiatoio e puntati i riflettori al nostro interno, ci accorgiamo di quanta sete abbiamo. Da sempre. Iniziamo a volerci bene pronunciando i primi «no» senza sentirci in colpa, e smettendo di distrarci facendoci carico dei problemi altrui.

Nelle nostre profondità scorrono parole nuove: «Scelgo me. Riparto da chi sono. Già, chi sono? Non credo di ricordarlo più».

Intraprendiamo così, ognuno a modo proprio, il viaggio coraggioso e affascinante alla riscoperta del nostro tesoro: la completezza.

Solo allora, in forza della ritrovata integrità, potremo aprirci agli altri non più per cercare in loro un riflesso della nostra ferita, ma per quel moto incondizionato del cuore che, tornato a casa dopo una vita di assenza, ormai in pace e pregno di soave libertà, si siede sulla soglia del proprio uscio e assapora la perfezione dello star bene con quello che c’è. Semplicemente.

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Esperienza: IL VIAGGIO della VITA
 (9 -14 luglio 2026)
 

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#27 giugno 2026
#GiornaleDiBrescia

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Amo la vita, sempre, anche quando non la capisco, anche quando soffro, ancor di più quando esplodo di gioia; trovo sia un’avventura straordinaria che si rinnova ogni giorno, al sorgere del sole.


Suono di rado, ma con amore, il pianoforte e canto mentre guido. Non ho tempo per le frequentazioni sterili, ma non guardo l’orologio quando un amico ha bisogno di me; l’amicizia è un dono meraviglioso e mi ha salvato la vita.

Mi piace leggere, lasciarmi rapire dai notturni di Chopin e riempirmi con un bel film.


Adoro il fuoco, la fiamma viva, il calore che mi trasmette. Amo viaggiare e vivere le emozioni della natura, dell’arte e degli incontri inattesi. Quando posso fuggo all’isola d’Elba dove, nell’incedere lento e potente del mare, mi rigenero.



Non mi annoio mai, trovo che il semplice esistere nel presente sia entusiasmante.

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Ospite Sabato, 27 Giugno 2026