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Il blog felice
Der Blog vom Glück
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PAROLE BELLE

Inviato da il in PAROLE BELLE

Era da anni che lo specchio pendeva ma, vedendolo poco, avevo finito per dimenticarmene. Ora che l’ho davanti da giorni, mi disturba. Meglio nessuno specchio che uno specchio storto, quindi va raddrizzato.

Estraggo dal muro i tasselli, stucco, traccio i segni, misuro che tutto sia «a bolla», sollevo lo specchio, lo appendo. Non credo ai miei occhi. Tende ancora a destra. Che sia il muro fuori piombo? Verifico. È così.

L’impresa avrà anche lavorato «ammodino», come dicono i toscani, ma non in questa stanza.

L’oggetto era stato sì appeso ortogonalmente, ma l’effetto ottico della parete fuori sesto lo faceva sembrare sbilenco; risolvo attaccandolo inclinato e ora sia muro sia specchio paiono dritti.

Della serie: tra storti non solo ci si capisce, ma si dà vita a un nuovo apparente equilibrio; l’equilibrio degli storti.

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Mi chiamo Cristina e credo nella bellezza come forma di rispetto per lo spazio che abito. Curo con amore e dedizione la casa e il giardino della bifamiliare dove vivo.

L’unico neo che non mi rappresenta è l’ingresso incolto e trascurato che condivido con i miei vicini. Sono persone gentili e sempre disponibili, Luca e Sara. Negli anni abbiamo costruito un rapporto equilibrato fatto di discrezione e serenità.

Un giorno, stanca di vedere l’entrata disordinata, ho proposto loro di sistemarla dividendo le spese a metà, come da atto notarile. Hanno detto «Sì».

Io ho accettato il compromesso dell’asfalto, più economico della pavimentazione, ma il loro «No» in merito alla mia idea di un'aiuola fiorita da realizzare nell’angolo delle erbacce è stato perentorio.

«La pago io» ho deciso pur di vedere quel grigio accendersi di vita. L’ultimo tassello era una griglia di scolo, fondamentale per evitare che il loro garage si allagasse. Costo: seicento euro.

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Ci sono sofferenze che ti scuoiano con una forza bruciante e tu, carne viva, puoi solo decidere se farti distruggere da quell’energia o se trascenderla per aprirti all’immensità di Chi sei tu e di Chi sono gli altri.

Gianpietro Ghidini scelse la seconda via quando, la notte del 24 novembre 2013, suo figlio morì gettandosi nel fiume sotto l’effetto di una droga allucinogena; Emanuele, detto Ema, aveva solo sedici anni.

Gianpietro, all’indomani, si mise al servizio della Vita e, costituita la Fondazione Ema PesciolinoRosso, partì per incontrare lungo lo Stivale giovani e adulti totalizzando, in 12 anni, 2450 incontri. 

Mi sono chiesta in che modo lo strazio l’avesse plasmato. «Quando ho smesso di combattere il dolore e l’ho accolto come compagno di viaggio

- afferma Gianpietro - ho capito che ogni volta che al dolore uniamo l’odio dando spazio alla rabbia, quel dolore diventa il nostro distruttore.

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Era il 31 ottobre 2020. Quel giorno l’articolo intitolato «La lezione dell’anitra» ha dato il via sul Giornale di Brescia alla rubrica settimanale «La Bellezza Nel Quotidiano». Grazie all’iniziativa della direttrice del GdB, Nunzia Vallini, da quella serie è nata una ricca raccolta degli articoli scritti nel corso di cinque anni da Bianca Brotto, autrice gardesana, ora pubblicati in un volume presentato in sala Libretti lunedì scorso.

L’incontro è stato uno scambio di riflessioni profonde, ironiche incursioni nel quotidiano e soprattutto parole a sostegno delle emozioni del pubblico presente che si è immedesimato, senza alcuna fatica, nella bellezza che, sempre e comunque, impregna l’esistenza.

Quella dell’autrice Bianca Brotto è una scrittura fresca e leggera, che tratta anche temi profondi e intensi in maniera eccelsa. 

Si riesce a pensare a quale sia il senso della vita mentre si leggono le pagine di questa antologia, passando dal sorriso al turbamento. La scrittrice, fra le notizie di attualità, ha creato nel tempo uno spazio di riflessione, capace di mostrare come la bellezza continui ad abitare l’esistenza anche quando è meno visibile.

«Nonostante faccia più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, per citare Lao Tzu, a dispetto di quel che accade nel mondo la bellezza è disseminata ovunque, ma non fa rumore - ama ricordare la Brotto-.

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Sono pesi nascosti, presenze silenti le morti interiori che gravano sul nostro cuore. Spesso preferiamo ignorarle coprendole di pensieri arruffati, schermi da fissare o emozioni qualsiasi.

Pur di riuscire a stare a galla tra i flutti del destino, vanno bene tutte, le fughe, anche quelle grevi che scaturiscono dalla rabbia e quelle leggere degli appagamenti momentanei.

Ma lentamente, in questo continuo anestetizzarci, i drammi che il nostro inconscio custodisce continuano a percuoterci come onde che si insinuano violente tra le pieghe di un sorriso.

Questi pezzi rotti di noi che la nostra mente pesca nel silenzio di una notte insonne provengono da persona perdute, aspettative tradite, relazioni ustionanti, sogni infranti, lutti indelebili e mentre la bellezza del cielo e della terra ci cinge nel suo abbraccio d’amore sconfinato, noi procediamo sempre più affaticati dalla valigia pesante che continuiamo a trascinarci dietro perché separarcene sembra impossibile.

E allora avanti, giorno dopo giorno, sperando nella cura del tempo che non sempre, tuttavia, è efficace. Alcune lacerazioni esigono più di una semplice attesa: richiedono ascolto, osservazione, delicata accoglienza e, talvolta, il coraggio di lasciarle andare.

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