Ogni giorno incontriamo insetti di vario tipo, alcuni dei quali ci arrivano proprio addosso; se ci si posa sul dito una coccinella, ci sentiamo leggeri quasi fosse una gentilezza ricevuta, ma una mosca che prende di mira il nostro naso è fastidiosa come un ricordo che ci disturba.
Se siamo tormentati da un pensiero ricorrente, ci grattiamo di continuo punti da una zanzara, ma se dentro di noi ospitiamo un dolore antico o una rabbia ostinata, quella sarà una zecca il cui rostro, penetrata la cute, è entrato in profondità per succhiarci sangue e sorrisi.
La differenza la fa l’insetto o la nostra reazione al suo contatto?
Margherita, quando ha un tormentone che la assedia, insorge con un «Sono stufa di star male, basta!» E si scrolla di dosso il problema.
Luca, invece, i fastidi li rimugina per giorni, mesi, anni, incapace di sganciarli. L’una può affrancarsi dalle seccature perché le vede disgiunte da sé, l’altro diventa un tutt’uno con ciò che lo molesta.
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