Bianca Brotto

Diffondiamo Bellezza

  • Home
    Home This is where you can find all the blog posts throughout the site.
  • Tags
    Tags Displays a list of tags that have been used in the blog.
  • Bloggers
    Bloggers Search for your favorite blogger from this site.

TRA SALE E FERRO, RITRATTO DI UN VEDOVO DI DONNE VIVE

Posted by on in VIVERE CON PASSIONE
  • Font size: Larger Smaller
  • Hits: 3
  • 0 Comments
  • Subscribe to this entry
  • Print

 

 Ti leggo l'articolo

 Lui si chiama Greg, ha quarant’anni e le sue mani conoscono solo il ferro e il sale degli oceani che solca sulle navi cargo.

Lavora sette giorni su sette, inghiottito dal battito dei motori, e si riposa in cuccetta «solo per rimettersi al più presto al lavoro», scrive Eric-Emmanuel Schmitt nell’indimenticabile racconto che titola “Il ritorno”.

Greg è una bestia da soma. Non pensa. Non sente. Finché un giorno, il telegrafo della nave sputa parole che sanno di cenere: sua figlia è morta.

Greg resta impalato. Sulla carne, nessuna emozione. Una domanda spacca il silenzio: quale figlia? Greg ne ha quattro, e il messaggio non fa nomi.

All’improvviso l’ondata della sofferenza prende a picconate la sua corazza. Lui vacilla. Torna subito al lavoro. Deve tenersi occupato.

Chino sulla seconda turbina, cerca rifugio nell’oscurità della sala macchine, ma il rumore dei pistoni non copre il tumulto interiore. «La sua mente è dominata dal volto della sua seconda figlia».

Sarà Grace? Si ritrova a tremare. «Era morta lei, non aveva dubbi. Perché quel pensiero?»

In quel momento, Greg scopre di avere una figlia preferita: Grace. Una vergogna liquida lo assale.

Mancano tre giorni all’arrivo a Vancouver, un tempo infinito di bonaccia interiore e tempesta profonda, nel quale Greg vive la sofferenza inattesa propria di chi si è messo a pensare, e a sanguinare emozioni.

Poi il timore per Grace si rovescia in un baratto d’ombre fatto della speranza che la morte abbia preso Joan, la figlia che lui non riesce a capire. La notte si popola di spettri.

Ora si sente un assassino. Stringe tra le dita un’immagine sacra e prega che non sia Joan, così da avere il tempo per colmare la distanza fra loro.

In quel censimento del dolore, Greg si rende conto di ignorare chi siano le sue figlie. Sa i loro anni, le loro abitudini, i loro orari, ma non ha idea di cosa agiti la loro mente. «Familiari estranee. Quattro figlie, quattro sconosciute».

E Mary? Greg si accorge di non aver ancora pensato a sua moglie, quasi lei fosse solo una collega deputata all’educazione della prole.

Da quanti anni non le dice ti amo? Da quanti anni ha smesso di amarla? «Si sentì straziato. Le saracinesche dell’inquietudine si erano aperte», continua Schmitt.

In quelle ultime ore di navigazione, Greg si sente il vedovo della giovane donna che era stata Mary, «e di aver quindi perduto tutte le sue figlie. Tutte. Non una sola».

All’arrivo scorge quattro sagome sulla banchina. Chi manca? Scena finale, senza svelare il geniale epilogo: Greg scende dalla nave e «allegro, si mette a correre verso di loro.

Per prima prende la moglie e la stritola tra le braccia ridendo. Stupita, Mary si lascia soffocare…» poi abbraccia e bacia le figlie come mai aveva fatto.

Due mesi dopo, Greg decide di non imbarcarsi più. Il marinaio di ferro spegne i motori per accendere il padre.

E noi? Dobbiamo davvero attendere il rintocco della morte per accorgerci del respiro di chi ci è vicino? Perché l’essenza della vita si rivela solo quando l’oceano inghiotte le nostre certezze?

Sarebbe bello svegliarci finché siamo ancora in tempo e magari imparare ad amare, prima che il silenzio diventi l’unica risposta possibile.

 

LIBRO ARTICOLI 2020 - 2025

#19 settembre 2026
#GiornaleDiBrescia

0

Amo la vita, sempre, anche quando non la capisco, anche quando soffro, ancor di più quando esplodo di gioia; trovo sia un’avventura straordinaria che si rinnova ogni giorno, al sorgere del sole.


Suono di rado, ma con amore, il pianoforte e canto mentre guido. Non ho tempo per le frequentazioni sterili, ma non guardo l’orologio quando un amico ha bisogno di me; l’amicizia è un dono meraviglioso e mi ha salvato la vita.

Mi piace leggere, lasciarmi rapire dai notturni di Chopin e riempirmi con un bel film.


Adoro il fuoco, la fiamma viva, il calore che mi trasmette. Amo viaggiare e vivere le emozioni della natura, dell’arte e degli incontri inattesi. Quando posso fuggo all’isola d’Elba dove, nell’incedere lento e potente del mare, mi rigenero.



Non mi annoio mai, trovo che il semplice esistere nel presente sia entusiasmante.

Comments

  • No comments made yet. Be the first to submit a comment

Leave your comment

Guest
Guest Saturday, 19 September 2026