Ci sono alcuni parcheggi liberi nel piazzale del piccolo supermercato e ancora non so come io, nel far manovra, abbia potuto centrare in pieno un fuoristrada. Inneggio ai sensori addormentati della retro o alla mia sbadataggine?
Ormai è fatta. Scendo e osservo i danni arrecati al paraurti anteriore della vettura tamponata. Mi guardo attorno. Non c’è nessuno. Scrivo un biglietto e mentre lo lascio sul parabrezza arriva il conducente; la Jeep non è sua ma della fidanzata. Mi farà chiamare.
La telefonata di Monica mi coglie di sorpresa due giorni dopo. Mi scuso ma lei minimizza pronunciando parole che, nonostante risalgano a 15 anni fa, non ho più dimenticato: «Non preoccuparti, sarebbe potuto succedere anche a me. Me la tengo così, la macchina. Non facciamo niente».
«Non è giusto» replico, ma lei taglia corto come a non voler perdere tempo in discorsi poco interessanti o come se io e lei fossimo una cosa sola. La conversazione vira sui sentimenti, sulle stellate, sui nitriti dei cavalli, sul senso della vita; la nostra conoscenza sembra esistere da sempre.
Alla fine, stupite dall’ora che si è fatta, ci salutiamo con la mia segreta intenzione di portarle un regalo presso il maneggio che frequenta e che ho intuito essere non lontano dal fatidico parcheggio.
...
I 














