Bianca Brotto

Diffondiamo Bellezza

  • Home
    Home Questo è dove potete trovare tutti i post del blog in tutto il sito.
  • Tags
    Tags Consente di visualizzare un elenco di tag che sono stati utilizzati nel blog.
  • Bloggers
    Bloggers Cerca il tuo blogger preferito da questo sito.

L'UOMO CHE AVEVA IL CIELO DENTRO

Inviato da il in DIFFONDERE IL BENE
  • Dimensione carattere: Maggiore Minore
  • Visite: 24
  • 0 Commenti
  • Iscriviti a questo post
  • Stampa

Ti leggo l'articolo

Kim Peek era nato senza il corpo calloso, il principale ponte di comunicazione tra i due emisferi del cervello. I medici diagnosticarono la sindrome del savant (sapiente) e, guardando quel neonato nel 1951, consigliarono ai genitori un istituto,

ma il padre, Fran, guardò quel pezzetto di vita e pronunciò un «No» che cambiò la storia.

Senza il corpo calloso, infatti, la mente di Kim fece miracoli: non potendo i due emisferi connettersi tra loro, iniziarono a viaggiare su binari separati, liberi e velocissimi.

A tre anni Kim non parlava ancora bene, ma leggeva interi libri che ricordava a memoria. I suoi occhi si muovevano sulle pagine come in una danza: il sinistro scorreva la sinistra, il destro la destra.

Gli bastavano dieci secondi per voltare foglio. In meno di un’ora finiva un testo e ogni parola gli restava stampata dentro, per sempre.

Alla fine della vita aveva dodicimila volumi in testa. Kim passava ore in biblioteca con suo padre Fran, sfogliando libri, giornali, atlanti. Era un computer prima dell’era dei computer.

Gli davi  una data qualsiasi, anche remota, e lui calcolava il giorno esatto della settimana in cui cadeva, oltre a elencare le notizie della prima pagina.

Di ogni città conosceva i codici postali, le stazioni radio, le mappe stradali.

Eppure, in quel mare di dati, Kim si perdeva nelle piccole cose: non sapeva allacciarsi la camicia o lavarsi i denti da solo, scendere le scale era un’impresa.

Aveva bisogno di suo padre per ogni gesto e Fran gli rimase a fianco per prestargli le mani, facendogli da scudo e da interprete.

Poi, nel 1987, Hollywood bussò alla loro porta. Lo sceneggiatore Barry Morrow aveva scritto «Rain Man», una storia ispirata a Kim.

L’attore scelto per la parte dello straordinario savant era Dustin Hoffman. Dustin e Kim si incontrarono.

L’attore passò ore a guardare Kim, a copiarne i movimenti, gli sguardi sfuggenti, la postura della testa, la voce, i tic. La dolcezza disarmante di Kim lo conquistò.

Prima di andarsene, Dustin disse a Fran: «Promettimi che lo mostrerai a tutti. Condividilo con il mondo». Poi guardò Kim e gli sussurrò: «Io sarò anche la star, ma tu sei il cielo».

Il film conquistò il pianeta, ma Kim rimase lo stesso ragazzo semplice di sempre. Cominciò a viaggiare per incontrare persone in ogni continente, senza chiedere mai un soldo. Voleva solo regalare agli altri il suo pezzetto di meraviglia.

A tutti diceva: «Non devi essere disabile per essere diverso. Tutti quanti siamo diversi».

Aveva cinquantotto anni quando se ne andò, nel 2009, portando con sé il segreto di quel vuoto che la scienza non riuscì a decifrare.

Ma dove la biologia vide un’assenza, la vita di Kim ricamò un mistero più grande, mostrando come le mancanze non impediscano la meraviglia, anzi, a volte la liberino.

Mi chiedo: incastonati come tessere rare nel puzzle dell’esistenza, stiamo offrendo agli altri il nostro irripetibile frammento di luce?

E quando il ponte della comunicazione si spezza, ci ritiriamo nell’abisso del silenzio o sappiamo tessere un nostro intimo corpo calloso, capace di oltrepassare le barriere biologiche dell’umano?

Perché dove la mente traccia un confine, il cuore getta un ponte. Con il nostro permesso.

 

LIBRO ARTICOLI 2020 - 2025

#7 novembre 2026
#GiornaleDiBrescia

0

Amo la vita, sempre, anche quando non la capisco, anche quando soffro, ancor di più quando esplodo di gioia; trovo sia un’avventura straordinaria che si rinnova ogni giorno, al sorgere del sole.


Suono di rado, ma con amore, il pianoforte e canto mentre guido. Non ho tempo per le frequentazioni sterili, ma non guardo l’orologio quando un amico ha bisogno di me; l’amicizia è un dono meraviglioso e mi ha salvato la vita.

Mi piace leggere, lasciarmi rapire dai notturni di Chopin e riempirmi con un bel film.


Adoro il fuoco, la fiamma viva, il calore che mi trasmette. Amo viaggiare e vivere le emozioni della natura, dell’arte e degli incontri inattesi. Quando posso fuggo all’isola d’Elba dove, nell’incedere lento e potente del mare, mi rigenero.



Non mi annoio mai, trovo che il semplice esistere nel presente sia entusiasmante.

Commenti

  • Nessun commento ancora fatto. Sii il primo a inserire un commento

Lascia il tuo commento

Ospite
Ospite Domenica, 08 Novembre 2026