Da bambino Leo Amici veniva chiamato perché in sua presenza i trattori guasti ripartivano. Divenuto adulto era lui a viaggiare nel mondo per curare corpo, mente e cuore di chi incontrava e, a chi voleva ripagarlo dei favori ottenuti, rispondeva: «Tu sai a chi darlo. Quando sei guarito, sei felice e ami il tuo prossimo, tu mi hai ripagato».
Il sogno di Leo era costruire un piccolo paese abitato da pace, amore e fratellanza che devolvesse tutti gli utili in opere di solidarietà, sogno che realizzò al Lago di Monte Colombo in quel di Rimini (vedi articolo «C’è un piccolo paese dove l’amore non lo spieghi, lo vivi») grazie all’aiuto di centinaia di volontari che, mattone dopo mattone, fabbricarono il borgo. E se stessi.
Fra loro c’era un ragazzo: Carlo Tedeschi. Era il 1978 quando Carlo, abbracciando Leo, sentì nel petto uno scoppio di fuoco che generò in lui tre parole: «Allora Dio esiste».
Aveva 27 anni, Carlo, e da quel momento la sua vita di autore, regista, pittore e scrittore fiorì interamente dedicata a portare a compimento il progetto di Leo Amici che, oltre al borgo, prevedeva la creazione di grandi spettacoli per riverberare fra la gente afflati di paradiso.

















