Bianca Brotto
Diffondiamo Bellezza
QUANTA BELLEZZA PUò FIORIRE DALLE NOSTRE MACERIE ?
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Sul palco non ho visto semplicemente una bella donna. Nemmeno solo il talento di una cantante e showgirl. A catturarmi non è stata la benda sull’occhio, orgogliosa feritoia spalancata sul mondo, ma l’essenza invisibile che dimora in quel potente involucro chiamato Gessica Notaro.
Tutto precipita il 10 gennaio 2017. Sotto casa, l’ombra dell’ex fidanzato tenta l’infame oltraggio: cancellare l’identità di Gessica gettandole in viso una bottiglia di acido.
In quell’istante, mentre il fuoco le consuma i lineamenti, la ventisettenne si inginocchia a terra e supplica: «Prenditi la bellezza, ma lasciami gli occhi per vedere il mondo».
Mentre lampi intermittenti spengono l’occhio sinistro e il destro inizia a perdere i contorni, Gessica riesce a chiamare la madre. Poi, in attesa dei soccorsi, prega la Madonna:
«Se non diventerò cieca, farò di tutto per aiutare le donne vittime di violenza». Una promessa solenne, scritta con il sangue, pagata con il respiro.
«Non riuscivo ad aprire la bocca. Tutti i giorni una fisioterapista mi massaggiava per cercare di risvegliare nei muscoli la memoria del movimento. Il corpo ricorda tutto, ma il mio volto era stato insultato a tal punto da non riuscire a fare altro che lottare contro l’invasore: le cicatrici». 
Inizia così la biografia della Notaro, Nata sotto una buona stella (Mondadori), scrivendo delle cicatrici che, come fili d’oro ricamati sul viso, sono frammenti preziosi di un’identità che rivendica il diritto di essere se stessa.
Non le ha mai nascoste, Gessica, le sue ferite, conscia che i punti deboli, se visti e accettati, sono in realtà punti di forza.
Ho incontrato Gessica due settimane fa al Lago di Monte Colombo, nel riminese, dove abita il palco dello spettacolo «Lo S-Varietà è Donna» in scena fino al 9 settembre al Teatro Leo Amici.
Sono trascorsi nove anni da quella notte che ha scoperchiato la sua esistenza.
Tra sketch e balli, la trentaseienne, come un fiore che all’improvviso spacca l'asfalto, mi sorprende nel raccontare la sua storia e la decisione di trasmutare il volto offeso in una nuova sé più consapevole. Più pienamente viva.
Le sue parole toccano corde profonde. Sono commossa. Una domanda mi esplode dentro: è proprio necessario, per far brillare l’oro che siamo, toccare il fondo?
Che la forza interiore e il coraggio alberghino laggiù? Di certo quando cadiamo rovinosamente ci troviamo davanti ad un bivio: sopravvivere da morti in piedi o agguantare l’esistenza facendone un capolavoro di rinascita?
Gessica è riuscita a vedere nell’ingiustizia subita un piano salvifico più grande. Tutto ha preso senso e i pezzi del puzzle, attratti da un magnete invisibile, si sono incastrati in un disegno pieno di luce per sé e per gli altri.
«Abbiamo un enorme potere, sta a noi decidere di usarlo» scrive nella biografia.
E noi? Lo stiamo usando quel potere?
Il mio augurio è che possiate anche voi, quest’estate, incontrare il sorriso di Gessica perché vi mostrerà, come ha mostrato a me, quanta bellezza possa fiorire dalle nostre macerie.
Non dico sia facile, soprattutto quando si è sbriciolati a terra, ma contemplare lo sguardo fiero di chi prima di noi ce l’ha fatta, è una promessa di futuro. E una carezza sul cuore.

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