TI LEGGO L'ARTICOLO
E così te ne sei andata in un giorno d’autunno pieno di sole e di colori, Ivonne, riempiendo di bellezza il ricordo di te e profumando questa terra con una scia indelebile.
Un percorso, il tuo, che pare raccogliere l'eco di quanto raccontasti nel libro scritto nel 2015 al ritorno dalla Birmania ma che, invertendo l’ordine delle frasi e collegandole con parole mie messe fra parentesi, sembra composto oggi, direttamente da lassù.
Il viaggio in Birmania era sulla tua lista delle dieci cose da fare prima di morire. Una volta tornata scrivesti: «La lista dei desideri giace immobile nel cassetto vicino al mio letto, ma ha un potere immenso (perché), da quando mi sono ammalata, ho cominciato a guardare il mondo con altri occhi. Penso diversamente.
Ora più che mai mi accompagna la consapevolezza che, certo, il cancro ha la sua faccia terribile, oscura, minacciosa, ma ne ha anche una di luce, di potenzialità, di opportunità.
Grazie a lui la vita non mi è mai sembrata così straordinariamente unica, preziosa, piena, ricca; il mio respiro non è mai stato così profondo e consapevole, e ogni più piccola emozione non ha mai avuto in me una tale risonanza.
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