In queste giornate in cui l’estate picchia duro sull’asfalto cittadino, tendiamo a chiuderci nei gusci domestici alla sudata ricerca di un po’ di tregua.
Accendiamo il condizionatore, sentiamo quel refolo gelido sulla pelle e tiriamo un sospiro di sollievo, convinti di aver sconfitto il nemico.
Eppure quel macchinario aggrappato al balcone non distrugge il calore, lo sposta.
Estrarre l’energia termica da dentro per espellerla fuori, sommandovi il calore del compressore, è la metafora di come spesso gestiamo le nostre problematiche interiori: purifichiamo la nostra stanza privata a discapito della strada comune, scaricando la spazzatura emotiva su chi ci è vicino.
Il risultato? Il viale sotto casa sarà più torrido ad ogni ciclo di refrigerazione, e i nostri familiari sempre più surriscaldati dalle nostre zone d’ombra. 

