Mi sono spesso interrogata sul perché del dolore e sulle risposte della natura che, con fantasia e generosità, ci spiega tutto. In particolare mi ha sempre colpito la storia dell’aragosta e il suo mostrarci come la sofferenza sia necessaria per crescere.
Il crostaceo, infatti, ha un corpo morbido che si sviluppa all’interno di un guscio rigido il quale, con il passare del tempo, diventa stretto fino a far male.
È allora che l’aragosta va a nascondersi fra le rocce dove si libera dal guscio che la protegge (ma che non le serve più) e dove, nuda e vulnerabile, attende il formarsi della nuova corazza. Quando, in seguito, anche quel guscio diventerà piccolo, l’animale lo mollerà, ripetendo il processo.
Se, al primo disagio, l’aragosta potesse andare in farmacia ad acquistare un antidolorifico, lì per lì le sembrerebbe di aver trovato una soluzione, ma sarebbe un’illusione che, se reiterata, la porterebbe alla morte.







