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Il blog felice
Der Blog vom Glück
The happy blog

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Poi succede che, nell’autunno della vita, abbiamo la stessa voglia di sperimentare il mondo perché dentro, noi, siamo sempre lo stesso eterno Sè, solo che non lo sappiamo; pensiamo di essere corpo che si deteriora, pensieri che intasano la mente, emozioni accatastate sul cuore e non ci rendiamo conto dell’enormità che siamo.

Adoro come Albert Camus descrive questa condizione quando scrive: “La tragedia della vecchiaia non è che uno è vecchio, ma che uno è giovane. Dentro questo corpo che invecchia c'è un cuore ancora così curioso, così affamato, ancora pieno di desiderio come lo era in gioventù.

Mi siedo vicino alla finestra e guardo il mondo passare sentendomi un estraneo in una terra straniera incapace di relazionarmi con il mondo esterno, mentre dentro di me brucia lo stesso fuoco che una volta pensava di poter conquistare il mondo; e la vera tragedia è che il mondo è ancora così distante e sfuggente, un luogo che non sono mai riuscito a cogliere del tutto”. 

È della tragedia di non cogliere del tutto il senso dell'esistenza che ci racconta l’autunno con il suo mostrarci che lasciar andare il vecchio in ogni situazione è indispensabile affinché il nuovo si manifesti. L’alternativa è continuare a calpestare il suolo cercando di ignorare il soffuso malessere che pensieri stantii ed emozioni macere generano in noi.

Le foglie continueranno comunque a cadere davanti ai nostri occhi.

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«Ricordo ancora il suo nome, Nicole - racconta Sean - Stavo facendo un anno di università all’estero e nel mio team c’era una ragazza molto attraente di 21 anni dagli occhi grandi e rotondi».

Come sempre succede in queste circostanze, terminato il lavoro di gruppo, Sean e colleghi scambiavano quattro chiacchiere avendo così modo di conoscersi meglio.

In seguito, continua Sean «Nicole cominciò a sedersi sempre al mio fianco e, anche se cambiavo posto, lei mi raggiungeva. A quanto pare la mia fede al dito non la condizionava affatto».

Ogni volta che Nicole si avvicinava a Sean, lui provava una sensazione mista di dolore e piacere insieme, ma se da un lato l’uomo sentiva la sua coscienza mettersi in allerta, dall’altro «parlare con lei mi appagava - ammette - Nicole aveva un bel modo di fare, era interessante e dannatamente attraente. 

D’altronde non sono un santo e l’essere sposato non ti trasforma d’emblée in un fedele robot.

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Posted by on in VIVERE CON PASSIONE

Il tempo non esiste più. Succede quando il cuore zittisce la mente e, balzato al comando, agisce. Sono istanti di vita nei quali, in totale assenza di pensiero, sappiamo benissimo cosa fare. È allora che l’immensità umana e divina che siamo si manifesta. Un fatto accaduto alcuni decenni fa ce lo racconta magistralmente.

La barca era in mare a pochi metri dalla bocca del porto piccolo di Siracusa, a bordo c’era il famoso apneista Enzo Maiorca con le due figlie anch’esse detentrici di svariati record di apnea. All’improvviso i tre, uditi strani rumori, notarono un delfino che stava roteando vorticosamente attorno al loro scafo.

Il racconto di Enzo: «Solitamente l’incontro con un delfino suscita nell’uomo un senso di felicità, ma quel giorno l’animale ci infliggeva solo angoscia e paura.

Eravamo in costume da bagno e, calzate maschera, pinne e assicurato un coltello alla gamba, ci tuffammo subito in mare senza nemmeno indossare la nostra pelle da subacquei». 

Il delfino si allontanò verso il largo girandosi di continuo per controllare di essere seguito.

Raggiunto un punto, l’animale diede un ultimo sguardo indietro e si immerse. «Arrivati anche noi sulla sua verticale, vedemmo ad una quindicina di metri di profondità un informe fagotto grigiastro.

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Posted by on in VIVERE CON PASSIONE

 

Brescia, inverno 2019. «Ci sono momenti nella vita nei quali ti senti proprio a terra. Mancavano due giorni al mio settantunesimo compleanno ed ero abbattuta, ma non certo per l’avanzare dell’età; fisicamente stavo bene, avevo interessi e affetti ma, nel profondo, ero angosciata»

ricorda Giuliana sulla quale in quei giorni pesavano, oltre alla morte dell’unico fratello e dell’amica Iris, i problemi dei figli. «Stavo cercando di silenziare il mio dolore quando suonò il postino. Non aspettavo niente. Scesi al volo le scale». 

Giuliana si ritrova fra le mani una bella busta senza mittente «delle dimensioni di un libro con scritto il mio nome, il cognome da nubile e da sposata, addirittura il titolo accademico. Mi incuriosii. Il cuore batteva forte. 

All’interno c’era un album, stile anni ’50, con il disegno sulla copertina di uno sciatore stilizzato. Lo aprii.

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È successo sabato scorso, ma Bea non riesce a scollarselo di dosso, quel “momento”. E quel grazie profondo. La giornata era stata da centrifuga, senza una pausa né tempo per dormire a sufficienza.

La donna rincorreva da tempo la data di consegna di un lavoro con vette lodevoli di produttività e calpestio quotidiano di sé.

Qualche settimana prima la vita le aveva già urlato “Rallenta!” facendola cadere ma lei, a parte camminare più lentamente per il dolore al ginocchio, aveva continuato a correre lungo la ruota cricetica del dovere. Il “momento” fu il secondo avviso.

È sera. La provinciale corre dritta lungo il filare dei pini marittimi. Bea sta guidando verso casa dove, finalmente, riposerà.

Ha le palpebre pesanti, un paio di chilometri la separano dal suo letto e dal “momento” in cui tutto si spegne e lei si addormenta al volante.

Quando riapre gli occhi è sulla corsia opposta.

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