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Il blog felice
Der Blog vom Glück
The happy blog

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NUOVI ORIZZONTI

In queste giornate in cui l’estate picchia duro sull’asfalto cittadino, tendiamo a chiuderci nei gusci domestici alla sudata ricerca di un po’ di tregua.

Accendiamo il condizionatore, sentiamo quel refolo gelido sulla pelle e tiriamo un sospiro di sollievo, convinti di aver sconfitto il nemico.

Eppure quel macchinario aggrappato al balcone non distrugge il calore, lo sposta.

Estrarre l’energia termica da dentro per espellerla fuori, sommandovi il calore del compressore, è la metafora di come spesso gestiamo le nostre problematiche interiori: purifichiamo la nostra stanza privata a discapito della strada comune, scaricando la spazzatura emotiva su chi ci è vicino.

Il risultato? Il viale sotto casa sarà più torrido ad ogni ciclo di refrigerazione, e i nostri familiari sempre più surriscaldati dalle nostre zone d’ombra. 

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ACQUA, CHI SEI?

Acqua, chi sei?

Sei nuvola, vapore, grandine. Sei ghiaccio, lago, fiume. Sei lacrima, mare. Sei dentro me. Ti muovi silente nelle mie vene al ritmo del cuore che custodisce i rintocchi della tua linfa ancestrale.

«Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni» scriveva il Bardo dell’Avon, ma la verità più nuda è che siamo fatti di te.

Tu sei la memoria liquida del Pianeta perché custodisci la struttura molecolare delle parole, delle preghiere, della musica, dei pensieri e quindi delle vibrazioni di tutto ciò che incontri, affermava Masaru Emoto.

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 C’è qualcosa di straordinario in Sonia. C’è forza. Presenza. La bara di Claudio, suo marito, è al centro del soggiorno, con l’album di nozze appoggiato sul feretro chiuso.

La casa è piena di gente, in un viavai continuo che dura da sette giorni: c’è chi porta cibo, chi parole, chi semplicemente sceglie di restare.

Una settimana fa Claudio stava bene, prima di inforcare la moto e dirigersi all’appuntamento con il destino che lo aspettava di lì a due minuti. L’impatto è stato inevitabile. E fatale.

«La morte fa parte della vita, è da mettere in conto - dice Sonia con voce pacata - Con Claudio ne parlavamo. Sapevamo che prima o poi sarebbe arrivata, ma non ci pensavamo troppo.

Ci godevamo la reciproca compagnia. Ci bastava stare insieme per dare un senso a un film sul divano, a una poesia, a una passeggiata. I tanti ricordi felici sono il mio tesoro: il Cammino di Santiago, gli audiolibri che amavamo condividere, le gite in montagna, le cene con gli amici, i tanti anni di lavoro fianco a fianco.

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Dal 9 al 14 luglio 2026,

sui colli vicentini a CalVenere (VI),

terrò con l'artista Cristina Rizzato

un laboratorio per guardarsi nel profondo all'insegna della leggerezza.

 

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C’è un vuoto profondo, in certi momenti. Assomiglia a un agguato. È allora che la nostra mano scivola per inerzia magnetica verso la superficie fredda dello smartphone. Pensiamo di cercare conforto; non sappiamo che, in realtà, siamo noi a essere cercati. 

Da un’intervista che sa di profezia realizzata da Nicholas Thompson (allora direttore di Wired, celebre rivista di tecnologia), a Yuval Noah Harari, famoso storico e autore di bestseller, e a Tristan Harris, ex ingegnere di Google e critico della Silicon Valley, emerge il tracciato di una nuova, elegante schiavitù, e delle relative vie di fuga. 

«Quando hai due anni, tua madre sa di te più cose di quante tu ne sappia di te stesso. Crescendo inizi a capire cose sulla tua mente che persino lei non sa. Ma poi - afferma Harari - un altro concorrente entra in gara: è una multinazionale o un governo. Ti insegue. Ha già superato di molto tua madre. Ti sta addosso».

È così che ci ritroviamo con la porta della nostra mente, quella che avevamo chiuso a chiave per assicurarci il nostro diritto al mistero, forzata dalla carezza seducente di un algoritmo.

«Amazon prevederà il nostro bisogno di lampadine un attimo prima che si fulminino. YouTube sa come tenerci incollati allo schermo anche quando vorremmo smettere» continua Harari.

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