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Se non sei consapevole, sei uno schiavo. Osho
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- Categoria: Parole belle
- Creato: Sabato, 07 Settembre 2013 18:28
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Ci dici continuamente di “essere un testimone, un osservatore”, di tutto quello che facciamo, pensiamo e sentiamo. Ma può una coscienza che è testimone cantare davvero, danzare e gustare la vita?
La mente deve farsi queste domande, prima o poi.
La mente ha molta paura che tu diventi un testimone perché?
Perché se tu diventi un testimone, lei muore.
La mente fa, vuole fare cose, e l’essere testimone è uno stato del non-fare.
La mente teme che, se tu diventi testimone, non ci sarà più bisogno di lei e, da un certo punto di vista, la mente ha ragione.
Quando il testimone sorge dentro di te la mente deve scomparire, proprio come quando porti la luce nella stanza e l’oscurità scompare; è inevitabile. La mente può esistere solo se tu rimani profondamente addormentato, perché la mente è in uno stato di sogno, e i sogni possono esistere solo nel sonno.
Diventando un testimone non sei più addormentato, sei sveglio.
Diventi consapevole, chiaro come un cristallo, fresco e giovane, vitale e potente. Tu diventi la fiamma intensa che brucia da entrambi i lati come se, in quello stato di intensità, di luce e di consapevolezza, la mente morisse, la mente si suicidasse. Ecco perché la mente ha paura.
La mente ti creerà molti problemi e solleverà molte domande. Ti farà esitare dal fare un salto nell’ignoto; cercherà di tirarti indietro. Cercherà di convincerti che “con me c’è la sicurezza; con me tu vivi sotto un riparo, ben sorvegliato. Mi prenderò cura di te. Con me sei efficiente, esperto. Nel momento in cui mi lasci, dovrai lasciare tutta la tua conoscenza, dovrai lasciare tutte le tue sicurezze e le tue salvezze. Dovrai lasciare andare la tua armatura e andare verso l’ignoto. Dovrai correre dei rischi, non necessari, senza alcun motivo”.
Cercherà di portarti a belle razionalizzazioni; questa sopra citata è una delle razionalizzazioni che quasi sempre accade a tutti i meditatori.
Non sei tu a porre la domanda; è la tua mente, il tuo nemico che ti sta mettendo dentro queste domande. E’ la mente che dice: "Può una consapevolezza che è testimone cantare davvero, danzare e gustare la vita?”." Si.
In effetti solo una consapevolezza che è testimone può davvero cantare, ballare e gustare la vita.
Appare come un paradosso, lo è! Ma tutto ciò che è vero è sempre paradossale, ricorda: se la verità non è paradossale allora non è verità per niente, allora è un’altra cosa.
Quando sei nella mente, come puoi cantare? La mente crea miseria; e non c’è canzone che nasca dalla miseria. Quando sei nella mente, come puoi danzare? Si, puoi continuare a fare gesti vuoti che chiami danza, ma non è una danza vera.
La danza vera accade solo quando tu sei diventato un testimone. Solo allora sei così pieno di beatitudine che la beatitudine stessa comincia a straripare; questa è la danza. La beatitudine stessa comincia a cantare; una canzone nasce da sé. E solo quando sei un testimone puoi gustare la vita.
Posso comprendere la tua domanda: sei preoccupato che diventando un testimone, uno diventi solo uno spettatore della vita. No, essere uno spettatore è una cosa e essere testimone è una cosa totalmente diversa, qualitativamente diversa.
Uno spettatore è indifferente, è ottuso; è in uno stato di sonno, non partecipa alla vita, ha paura, è un codardo. Rimane sul lato di una strada e guarda gli altri che vivono. Questo è ciò che fai da sempre: qualcun altro recita un film e tu osservi. Tu sei spettatore! Le persone sono incollate alle sedie di fronte alla TV, spettatori!
Qualcun altro canta; tu ascolti.
Qualcun altro danza; tu sei solo uno spettatore.
Qualcun altro ama e tu osservi.
Tu non sei un partecipante. Dei professionisti stanno facendo quello che tu avresti dovuto fare per te.
Un testimone non è uno spettatore. E allora che cos’è un testimone?
Un testimone è colui che partecipa rimanendo sveglio.
Un testimone non è colui che è scappato dalla vita. Vive nella vita, vive totalmente, appassionatamente, eppure, nel profondo, rimane un osservatore e continua a ricordare che “Io sono consapevolezza”.
Prova a camminare per strada; ricordati di essere una coscienza. Il camminare continua…e si aggiunge una cosa nuova, una nuova ricchezza, una nuova bellezza. Un qualcosa di interiore si aggiunge ad un atto esteriore. Tu diventi una fiamma di coscienza, e poi il camminare ha una giogaia completamente diversa; sei sulla terra e al contempo i tuoi piedi non toccano la terra.
Non sono contro l’azione, ma la tua azione deve essere illuminata dalla consapevolezza. La parola azione è l’opportunità migliore per diventare consapevoli. Ti offre una sfida, rimane una sfida costante.
O ti addormenti, diventi uno che fa e sei un uomo del mondo, un sognatore, una vittima delle illusioni, oppure puoi diventare un testimone e comunque continuare a vivere nel mondo; allora la tua azione ha una diversa qualità. E’ un azione reale.
Coloro che non sono consapevoli, fanno azioni che non sono azioni ma reazioni; reagiscono e basta. Qualcuno ti insulta e tu reagisci. Insulta il Buddha: non reagisce, agisce. La reazione dipende dall’altro che spinge un bottone e ti rende una vittima, uno schiavo, uno che funziona come una macchina.
La vera persona, che conosce la consapevolezza, non reagisce mai; agisce dalla sua consapevolezza. L’azione non ha origine dall’atto di un altro; nessuno può spingere il bottone. Se sente spontaneamente ciò che è giusto fare, lo fa; se sente che niente occorre, se ne sta quieto. Non è repressivo; è sempre aperto, sempre espressivo. La sua espressione è multidimensionale. Fluisce nel canto, nella poesia, nella danza, nell’amore, nella preghiera, nella compassione.
Se non diventi consapevole, ci sono solo due possibilità: sarai o repressivo o indulgente.
In entrambi i casi sarai in schiavitù.
Osho: "The Dhammapada: The Way of the Buddha"