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Der Blog vom Glück
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RAGGIUNGERE IL SOGNO

Inviato da il in RAGGIUNGERE IL SOGNO

Tutto ciò che serve è una scelta,
una semplice decisione:
qualunque cosa accada,
non creerò più dolore per me stesso.
Sebbene sia una scelta semplice,
è anche assai radicale.
Non compirete questa scelta
se non sarete davvero stufi di soffrire,
se non ne avrete davvero
avuto abbastanza.


Eckhart Tolle

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Inviato da il in RAGGIUNGERE IL SOGNO
www.biancabrotto.it
 
Nell’immediato dopoguerra, in un negozio di scarpe nel cuore della Milano dei navigli, gli avventori sono gli ignari, potenziali protagonisti di un incontro che potrà cambiare la loro vita.

Mentre i clienti provano le calzature fatte a mano da Ruben, il proprietario del negozio, costui, in uno specchio antichissimo e dalle origini sconosciute, riesce a vedere riflesse scene della loro vita passata o futura.

Forte di questo dono, Ruben, nel tentativo di modificare il corso degli eventi, interagisce con i clienti senza mai scoprirsi.

Finché, in un pomeriggio di ottobre del 1955, nel negozio entra un bambino di cinque anni…

———————————

Dentro le scarpe è un romanzo intriso di realismo magico, che affronta con uno sguardo intenso, ma al contempo scanzonato, i temi fondamentali dell’esistenza, a cominciare dall’amore e dalla morte, e il modo in cui fluiscono nella vita dell’uomo attraverso i fili imperscrutabili del destino.

    Quando Ruben eredita l’attività di calzolaio sui Navigli milanesi, dopo la scomparsa del precedente Maestro, sa che quello è il suo ineludibile futuro: diventare a sua volta il Maestro e, attraverso uno specchio – antichissimo, eterno, forse – leggere il passato e il futuro dei clienti che entrano nel suo negozio, per provare a incidere sulle loro esistenze.

  Nel corso degli anni, la piccola bottega accoglierà un variopinto campionario di umanità: individui dalle sorti spesso avverse che a volte si incroceranno e non di rado –  ma non sempre – Ruben riuscirà a salvare.

Le storie dei vari personaggi, accomunati dal medesimo incontro, si intrecciano con le vite del protagonista e del suo successore in un arco temporale che va dal 1950 al 1992.




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Inviato da il in RAGGIUNGERE IL SOGNO

Osho Zen
La responsabilità è tua.

 Osho : La gente spesso mi fa sentire stupida. C'è un modo di cambiare questa situazione?

 La mente comune getta sempre la responsabilità su qualcun altro. È sempre l’altro che ti fa soffrire. Sono tua moglie, tuo marito, i tuoi genitori, i tuoi bambini che ti fanno soffrire, oppure è il sistema economico della società, il capitalismo, il comunismo, il fascismo, l’ideologia politica dominante, la struttura sociale oppure sono il fato, il karma, Dio… qualsiasi nome ti venga in mente!

 La gente ha milioni di modi per evitare la responsabilità. Ma nel momento in cui dici che qualcun altro – x, y, z – ti fa soffrire, allora non puoi fare nulla per cambiare. Cosa potresti fare? Quando la società cambierà e ci sarà il comunismo e ci sarà un mondo senza classi, allora tutti saranno felici. Prima non è possibile. Come puoi essere felice in una società povera? E come puoi essere felice in una società dominata dal capitalismo? Come puoi essere felice in una società burocratica? Come puoi essere felice in una società che non ti permette di essere libero?

 Scuse, scuse e scuse – sono scuse per evitare la semplice osservazione che: “Io sono responsabile di me stesso. Nessun altro è responsabile per me; la responsabilità è assolutamente e completamente mia. Qualsiasi cosa io sia, sono io che l’ho creata.” Questo è il significato del sutra:

 Riduci tutte le responsabilità a uno.

 E quell’uno sei tu. Quando avviene questa comprensione:

 Io sono responsabile della mia vita – della mia sofferenza, del mio dolore, di tutto ciò che mi è accaduto e che mi accade – io ho scelto che sia così; questi sono i semi che ho seminato e ora ne sto raccogliendo i frutti; io sono responsabile – una volta che questa intuizione diventa per te una comprensione naturale, tutto il resto è semplice. Allora la vita comincia a prendere una nuova svolta, si muove in una nuova dimensione. Questa dimensione è conversione, rivoluzione, mutamento – perché quando so di essere il responsabile, so anche di poter cambiare in qualsiasi momento decida di farlo. Nessuno può impedirmelo.

 Qualcuno può forse impedirti di abbandonare la tua infelicità, di trasformare la tua infelicità in beatitudine? Nessuno. Persino se sei chiuso in una cella, incatenato, imprigionato, nessuno può imprigionare te; la tua anima resta comunque libera. Naturalmente vivi in un contesto estremamente limitato, ma persino in quella situazione limitata puoi cantare. Puoi o piangere lacrime di impotenza o cantare. Persino con le catene ai piedi puoi danzare; persino il suono delle catene potrà essere una melodia.

 Il sutra successivo: Sii grato a tutti.

 Atisha è davvero estremamente scientifico. Prima dice: prendi l’intera responsabilità su di te. In secondo luogo dice: sii grato a tutti. Ora che nessuno è responsabile della tua infelicità tranne te – se tutto è una tua creazione, cosa resta?

 Sii grato a tutti.

 Perché tutti stanno creando uno spazio nel quale puoi trasformarti – persino coloro che credono di ostacolarti, persino coloro che pensano di essere tuoi nemici. I tuoi amici, i tuoi nemici, la brava gente e la gente cattiva, le circostanze favorevoli, le circostanze sfavorevoli – tutto sta creando il contesto nel quale puoi trasformarti e diventare un buddha. Sii grato a tutti: a coloro che ti hanno aiutato, a coloro che hanno creato impedimenti, a coloro che ti sono stati indifferenti. Sii grato a tutti, perché tutti insieme stanno creando il contesto in cui può nascere un buddha, in cui tu puoi diventare un buddha.
 OSHO

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Ho percorso un viaggio durato 7 anni.

 

La molla è scattata verso i 40 anni quando, per caso, ho letto qualcosa riguardante la Nuova Medicina Germanica (NMG) e il Dr. Hamer, suo fondatore.

 

Poche righe che descrivevano sommariamente i concetti “profanatori” della NMG, scatenarono in me un interesse che mi colse di sorpresa.

 

Comprai subito un libro che ne approfondiva i concetti.

Vi trovai leggi, postulati, dichiarazioni stravolgenti che nulla avevano a che fare con ciò che ero abituato a sentire nei riguardi della medicina.

 

Divorai quel primo libro con curiosità sfrenata rendendomi contemporaneamente conto che, tale insospettato interesse, era dovuto alla necessità di avere risposte a interrogativi che mi ponevo da anni.

 

Qualche esempio:

“Perché sono allergico al polline fin da quando avevo 8 anni e nessuno è mai riuscito a curarmi? Perché provano a curarmi con medicinali i cui effetti collaterali sono di gran lunga peggiori della ‘malattia’? Perché questi medicinali non curano la causa della malattia, ma intervengono sui sintomi?” 

 

Non ponevo tali domande solo a me stesso, ma anche ai medici a cui mi rivolgevo di volta in volta per cercare una via di guarigione. Cercavo risposte nei libri, nei testi di medicina, nella documentazione scientifica disponibile sul web, senza trovarne. Nel migliore dei casi. 

 

Eh sì, perché quando le trovavo, le risposte non facevano che peggiorare la mia insoddisfazione e aumentare la percezione dello stato d’impotenza e ignoranza della medicina nei confronti delle cosiddette ‘malattie’.

 

Un esempio per tutti:

provando a chiedere: “Perché io sono allergico e altri no?” 

La risposta fornita dalla medicina era, ed è ancora, la seguente: “ Tu sei allergico perché i tuoi anticorpi hanno una reazione di difesa eccessiva all’ingresso di un agente esterno “allergene” nel tuo organismo”.

 

Gli allergici che stanno leggendo possono confermare. 

 

Dunque, di che risposta si tratta?

È una risposta che entra nel merito della causa del problema? 

No.

È ancora la descrizione di un effetto. 

 

Certo potrei sentirmi orgoglioso di avere “gli anticorpi con i superpoteri“,  ma la mia domanda sta ancora aspettando...

 

Vi dico anche che insistendo e chiedendo: “Perché i miei anticorpi rispondono in tal modo mentre quelli di una persona non allergica hanno una risposta normale?”

Le risposte pervenutemi, le stesse che qualsiasi allergico o ‘ammalato’ in generale può sentirsi dire, sono quel tipo di risposte che rinnegano le basi su cui si fonda la mentalità scientifica e la medicina stessa. Esempi: “Cosa vuoi che ti dica mio caro, sei sfortunato” oppure: ”La malattia è imprevedibile, come una tegola che casca dal tetto” o anche: “potrebbe essere ereditario, per caso c’è qualche allergico nella tua famiglia?”

 

L’ereditarietà!

Altro salvagente a cui si aggrappa la medicina quando non sa cosa rispondere.

Meriterebbe di essere trattata a parte e in ogni caso rientra nella categoria delle non risposte; getta però un sospetto sul fatto che ci si possa ammalare per colpe altrui. 

Ci pensate? 

Provi il lettore a pensare alla perfezione della natura macchiata da un baco così grande.

E il senso dell’evoluzione dove se ne andrebbe a finire se ci fosse la possibilità che un nuovo individuo nasca già con un difetto di fabbrica, spesso programmato per manifestarsi solo dopo un po’?

 

Quando parlo di quest’argomento con i medici, questi s’inalberano impugnando immediatamente l’arma della statistica. Gli esiti statistici hanno certamente un valore, ma la medicina, non interrogandosi sulla causa, sul perché di una ‘malattia’, li interpreta nel modo sbagliato.

 

La domanda da farsi in questo caso è la seguente: “Eredito incolpevolmente la malattia dalla nascita oppure cresco, vengo educato, plasmato in un ambito familiare e culturale che nei primi anni di vita mi programma abitudini, comportamento, carattere, stile di vita, capacità di adattamento, modalità di reazione agli eventi positive e avversi, ecc.?” 

 

Torniamo alla mia necessità di ottenere risposte sulla vera causa del disagio fisico, 

‘malattia’ se preferite.

 

LA CAUSA DELLA ‘MALATTIA’

I miei nuovi studi, cominciavano a fornirmi risposte. 

Mi stravolgevano, mi stupivano, mi lasciava incredulo all’inizio, costringendomi spesso ad approfondire ancor di più per poi trovare ancora risposte logiche e perfette. 

 

Non è mia intenzione andare oltre sulla NMG poiché non è lo scopo di quest’articolo.

Dirò solo che ogni criterio che la guida si basa sulla ricerca logica della causa originaria di una ‘malattia’ e sull’interpretazione del sintomo come un segnale o un effetto di questa e mai come la malattia stessa. 

 

Bene! Detto questo potrete immaginare la mia soddisfazione nell’aver trovato, dopo tanto tempo, le risposte che cercavo.

Finalmente, a 40 anni, avevo capito il senso delle ‘malattie’.

Per dirla meglio: avevo capito che ogni ‘malattia’ ha un senso. 

Un significato. 

Se vi pare poco, provate a pensare allo stato in cui ci si sente quando ci si scopre malati senza un perché.

 

Provate a pensare alla differenza che può passare -in caso di una ‘malattia’ grave, di quelle che ci terrorizzano- tra un ammalato convinto di essere stato sfortunato, colpito dalla iella, da un castigo divino o dalla maledizione che incombe sulla sua famiglia (ereditarietà) e un altro ‘ammalato’ consapevole che quello stesso disagio sia un perfetto programma biologico con un preciso significato.

 

Paragonate come possa affrontare una ‘malattia’, magari battezzata “male incurabile” o “il brutto male” una persona che si affligge di domande quali: 

“Perché proprio a me?” o “Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo?”

e come la possa invece affrontare una persona perfettamente consapevole del significato di quella ‘malattia’ , sapendo di poter lavorare su tale significato per risolverla completamente.

Nessuna sfortuna. Nessun castigo divino. 

 

Anche se la tentazione è forte, non mi addentrerò né in esempi né in spiegazioni delle dinamiche trattate nei testi da me studiati. 

Non è compito mio. 

Non sono nemmeno sicuro che le risposte fornite dalle fonti scientifiche da me studiate siano le uniche disponibili.

Sono sicuramente valide, tuttavia non escludo che altre antiche medicine orientali, attraverso percorsi diversi, abbiano raggiunto le stesse conclusioni. 

 

Il mio scopo è solo quello di descrivere il mio personale percorso a chi, come me, è alla ricerca di risposte.

 

In proposito devo subito aggiungere che, ottenute le risposte e capito il significato del perché ci si ‘ammala’, passata la sbornia di felicità scatenatasi grazie a questa nuova consapevolezza, mi ero immediatamente reso conto di aver percorso solo metà del mio cammino.

Eh già!

 

Ecco la nuova domanda che cominciò a farsi largo dentro di me: ”Ora che conosco il perché sono ‘ammalato’, come faccio a guarire?”

 

La consapevolezza è importante, ma da sola non è sufficiente per guarire.

 

Per quanto abbia potuto comprendere, la NMG, pur rappresentando un insostituibile e infallibile strumento diagnostico, non ci spiega completamente come guarire. 

Ci spiega esattamente cosa accade durante la guarigione, ma non è altrettanto precisa in merito a come si possa innescare il processo di guarigione.

 

L’altra metà del cammino è stato proprio scoprire come si fa.

 

LA CURA 

Per fortuna, le persone:  medici, scienziati, amanti della vera ricerca che insegnano come fare a guarire ci sono, e sono più numerosi di quanto mi sarei aspettato.

 

Sono puri, coraggiosi, liberi dalla schiavitù dei poteri forti che piegano le menti alle logiche del business. Mantengono la loro integrità morale di ricercatori della verità e non inseguono un risultato su commissione. 

 

Ho incontrato personalmente molti di loro. Mi hanno insegnato che, com’è vero che un sintomo è sempre riconducibile a un preciso conflitto ancora vivo e presente nella nostra mente anche se non ce ne rendiamo più conto, è altrettanto vero e possibile lavorare a livello mentale per far sparire il sintomo e la cosiddetta ‘malattia’.

 

Ho provato su me stesso. Sono guarito dall’allergia e, in seguito, da altre malattie.

Sono diventato sempre più bravo nel capire i conflitti che si celano dietro un problema di salute, indipendentemente che si tratti di una cosa seria o di un semplice mal di gola.

 

È un esercizio all’inizio difficile, ma molto interessante ed evolutivo, in quanto si tratta della pratica di capire sé stessi, d’imparare a conoscersi in profondità.

Via via che ci si conosce, l’indagine di ricerca del conflitto diventa più facile e la risoluzione del problema più veloce.

 

Così ho concluso la seconda metà del mio cammino alla ricerca delle risposte mancanti.

 

Non mi sarei aspettato che questa nuova capacità di affrontare i disagi di salute si trasformasse al contempo in un metodo per prevenirli.

 

Conoscersi significa poter prevedere le proprie reazioni agli eventi negativi ed essere preparati ad affrontarli nel modo migliore per evitare che si trasformino in conflitti, a loro volta destinati a trasformarsi in ‘malattie’.

 

Spero che questa mia esperienza possa essere d’aiuto a chi sta leggendo.

L’ho raccontata con la consapevolezza che ogni individuo debba fare il proprio percorso, quindi non deve essere interpretata come l’ intento di suggerire ad alcuno di seguire gli stessi miei passi. 

 

Il messaggio che vorrei dare è solo quello di pretendere sempre una risposta alle proprie domande, di non accontentarsi mai delle false risposte. 

Non è facile. Lo so. 

Molto spesso le “risposte-non-risposte” accontentano, tranquillizzano e sempre depistano.

 

Una risposta vera fa sobbalzare. Spesso fa male. È difficile da comprendere o da accettare al primo istante.

Diffidate quindi delle risposte che placano, ma, prima di tutto... 

 

Fatevi delle DOMANDE!

 

 

 

 

S.OR10

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